Questo sito si avvale di soli cookie tecnici necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.
Maggiori informazioni | Chiudi
Gioved 20 Giugno 2019
Parrocchia S.Stefano
di Osnago
...una comunità in cammino!
Mappa del Sito Corrispondenza
Home Parrocchia Gruppi Parrocchiali Oratorio Scuola Materna Cine-Teatro Link
LE INVISIBILI
Commedia
di Louis-Julien Petit
con Audrey Lamy, Corinne Masiero, Nomie Lvovsky, Dborah Lukumuena, Sarah Suco
102 minuti - Francia 2018

"Le sorelle ce la fanno da sole, stando sui loro piedi e suonando le proprie campane". il ritornello di Sisters Are Doing It For Themselves, gran brano d'annata degli Eurythmics con Aretha Franklin, che il filo conduttore de Le invisibili, il film di Louis-Julien Petit in uscita il 18 aprile. In questa recensione de Le invisibili vi raccontiamo un film sulla riscossa di un gruppo di signore che frequentano un centro diurno di accoglienza per donne senza fissa dimora. un film che cambia spesso pelle, sorprende, pone l'accento su un problema attuale, che riguarda tutti, e allo stesso tempo ha l'energia positiva di certe commedie edificanti, e la potenza della musica soul, quella della canzone di Dave Stewart ed Annie Lennox con Aretha Franklin. La trama de Le invisibili comincia all'Envol, un centro diurno che accoglie donne senza fissa dimora di tutte le et, e con storie molto diverse. Arrivano ogni mattina con i loro nomi d'arte, Salma Hayek, Lady D, Dalida, dietro ai quali celano le loro tristi storie e tramite i quali, forse, sognano un futuro diverso. Il presente tutto dentro due o tre pesanti borse che si portano dietro, e dentro le quali ci sono tutti i loro averi. Envol significa "volo": e lo scopo del centro, gestito dalle empatiche Audrey e Manu, provare a insegnare a volare a queste donne. l'integrazione, il reinserimento nella vita lavorativa e nel tessuto sociale. I freddi dati per dicono che sono poche, solo il 4%, le donne che riescono a integrarsi, e, senza risultati, il centro costretto a chiudere. Cos Audrey e Manu provano ad andare oltre il loro lavoro, a spingere veramente quelle donne verso il traguardo: aprono un laboratorio terapeutico, fanno dei workshop per preparare le loro ospiti ai colloqui e al lavoro. E le fanno anche dormire l: ovviamente, clandestinamente. uno di quei film che non ti aspetti, Le invisibili. Perch inizia in un modo, diventa pian piano qualcos'altro, e poi ancora un altro film. Se ci pensiamo, segue il percorso delle donne che abitano il centro. Prima c' lo scoramento, la disillusione. Poi una certa consapevolezza di s, una complicit, una sottile ironia nell'accettare la situazione e la possibilit di cambiarla. E infine l'ottimismo, la rivalsa, il rimettersi in carreggiata. Le invisibili, come un'onda che monta, da un mare piatto a un mare mosso, cresce insieme ai suoi personaggi. Inizia come se fosse un film dei Dardenne, con la mdp in mezzo alle persone, all'altezza delle persone, a filmare situazioni che sono quelle di un film di finzione, ma sembrano quasi prese da un documentario. Man mano che tra le persone si stringono i rapporti, la complicit aumenta e cos l'umanit, l'ironia: si comincia a sorridere nel momento in cui le donne raccontano chi erano e cosa facevano prima di finire sulla strada (Dalida, ad esempio, era una escort, una dominatrice...); sempre un cinema verit, ma la vitalit e il gioco di squadra ci rimandano vagamente a La classe - Entre les murs di Cantet. Il ritmo aumenta ancora, e arriva la musica, il soul degli Eurythmics di cui parliamo sopra. E, nel momento in cui, durante la terapia, l'ora di tirare fuori le parole che si vorrebbero dire a qualcuno, ci troviamo in un film ottimista, positivo, che ha la verve di certe commedie inglesi. Le invisibili riesce allo stesso tempo a fare un affresco corale, a raccontare una condizione, e ad agganciarci con alcune storie personali, a cui dedica pi tempo. Quella della donna che stata in carcere perch ha ucciso il marito che la picchiava, e quella della donna, psicologa e benestante, che si sta separando dal marito. E ancora, quella della ragazza per cui stare sulla strada sembra una scelta, e non una costrizione. Le invisibili ha il pregio di mostrare entrambi i lati dello specchio: le persone senza fissa dimora, con le proprie frustrazioni, insicurezze, speranze, ma anche le operatrici sociali che, con la loro empatia, non riescono proprio a non portarsi il lavoro a casa, a seguire le persone anche al di l di quelli che sarebbero i propri compiti. A volte con frustrazioni non tanto diverse da quelle delle persone che aiutano. quell'umanit di cui oggi si auspica il ritorno, che sembra spesso essere andata perduta. "Stiamo piantando semi. E se non piantiamo non cresce nulla" dice una di loro. La particolarit del film , oltre che nei toni, anche nella verit. Julien Petit ha trascorso un anno nei centri di accoglienza per raccogliere le sue storie, e poi le ha affidate a dei corpi e dei volti che le hanno vissute: molte delle donne senza fissa dimora che vedete si sono trovate davvero in esperienze di questo tipo. La bravura del regista, del cast professionista, e di quello non professionista, stata per quella di prendere questa verit, e andare oltre, gettare il cuore oltre l'ostacolo, senza mai rinunciare a quella realt da cui sono partiti. Sono Le invisibili, ma dovreste andare a vederle. Al cinema.
Maurizio Ermisino (Movieplayer.it)
 Versione Stampabile 
 Invia questa pagina 
Area Riservata | Privacy | Cookies Policy | Regolamentazione
Parrocchia Santo Stefano | Via S.Anna, 1 | 23875 Osnago (LC) | Tel. e Fax 039 58129 | Codice Fiscale 85001710137
Sala Cine-Teatro don G.Sironi Tel. 039 58093 - 349 6628908