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Mercoled 23 Ottobre 2019
Parrocchia S.Stefano
di Osnago
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Don Francesco Gariboldi

"Ul m dun pacifec". Cos lappellava don Figini. Evidentemente ne possedeva una convinta stima incondizionata. Laveva avuto con s dal 1923. Ne aveva sperimentato la profonda umilt, lindiscussa ubbidienza, la incomparabile saggezza e soprattutto la pazienza anche nel sottomettersi alle sue pur memorabili intransigenze. Evidentemente tutte queste considerazioni lavevano indotto a rispondere a don Francesco che stava al suo capezzale e gli chiedeva: "Don Emilio, si ricorder di me, quando sar in cielo?". "Come posso non ricordarmi di chi mi stato al fianco con tanta dedizione?!". In effetti lascer poi al Cardinal Schuster una richiesta perentoria: "Il mio successore deve essere don Francesco.
Nessun altro. Se lo merita!". E don Francesco, nel settembre di quello stesso anno divenne nostro parroco. Chi ha detto che a raggiungere il record di permanenza in parrocchia deve essere stato don Redaelli, probabilmente non ha tenuto presente che don Francesco stato s parroco per soli trentatr anni, ma stato nostro assistente della giovent maschile per quasi diciassette anni, in precedenza; e rimase con noi per altri cinque anni dopo la sua rinuncia avvenuta nel 1972. Mor infatti tra noi nel febbraio 1977. In tutto circa cinquantacinque anni, dunque. E fu lultimo parroco a restare fra noi vita natural durante. Prima di giungere a Osnago come coadiutore aveva avuto esperienza come cappellano militare e quindi come sacerdote nella Bassa Milanese. Quella permanenza gli fece purtroppo sperimentare un ambiente naturale insidioso per chi non vi abituato. Contrasse infatti dei malanni che lo indussero a ricoverarsi per qualche tempo in un istituto elioterapico, a Bussana, in riviera.
Da l, la sua nuova sede fu nel nostro oratorio maschile. In oratorio simpegn con gran fervore nelleducazione dei ragazzi e dei giovani. Non era un grande parlatore, don Francesco, ma era dotato di profondo contenuto dottrinale. Sempre pronto allascolto, attento al dialogo, consapevole della realt sociale che lo circondava, si dedic fra laltro anche a vere e proprie attivit di alfabetizzazione e di ampliamento della preparazione culturale dei giovani. Eredit da don Emilio una formazione ormai sperimentata di qualche compagnia teatrale e ne valorizz le prestazioni. Possedeva anche una invidiabile cultura linguistica. Conosceva perfettamente la lingua francese e quella tedesca. Non lo dava assolutamente a vedere, ma si accostava con interesse a diverse pubblicazioni provenienti doltralpe. Approv e increment la biblioteca parrocchiale chera stata allestita dal parroco Figini. Non era molto intonato, ma conosceva bene la musica. Si affiancava volentieri a chi sapeva cantar bene e, scherzosamente commentava: "Voi siete la voce e io sono lombra". Don Francesco dava del voi a tutti, anche ai ragazzini, tanto era rispettoso. Ed evidentemente ne veniva ricambiato. Di fronte a tante virt, come poteva don Figini non designarlo come suo successore?! E cos avvenne.
Il suo insediamento come parroco fu un tripudio. In effetti, dopo oltre sedici anni di permanenza in paese, tutti erano convinti che egli dovesse essere lerede naturale della missione pastorale di don Figini, anche se non era affatto usuale che il coadiutore succedesse al parroco defunto. Anzi! Raccontava per lo stesso don Francesco che aveva pur dovuto sottoporsi formalmente al Concorso per diventare nostro parroco. Sapeva comunque di certo che la segnalazione di don Figini era stata pi che accreditata. Tra i candidati al medesimo concorso cera un sacerdote che, sapendo che lui proveniva da Osnago, gli si era accostato per acquisire notizie dirette. Dopo averle ottenute, esclam: "Devessere davvero il mio paese ideale! Avrei proprio bisogno di avere una penna che sappia scrivere veramente bene, oggi!". E don Francesco: "Sentite, se volete ve la presto io!". Possedeva infatti parecchia ironia, don Francesco. Di fronte a una signora che se nera uscita con una esclamazione perentoria: "Shem de st chi a fa a stu mund insc malament?", il parroco aveva replicato: "Eh, l mi st chi pssee che se p, perch lEternit l lunga, l lunga". Passava moltissime ore in confessionale. Entrando in chiesa lo si vedeva spesso in preghiera sul suo inginocchiatoio (brelin) presso laltare della Madonna Assunta. Al mattino, la prima messa, quella delle sei, era la sua. Talvolta, giungeva in sagrestia con qualche attimo di ritardo. "Me sunt impaiaa un poo, stamatina. Nem a svelta; se no fem tardi!".
Aveva una cura straordinaria per i sacri paramenti. Li custodiva con immensa cura. Sapendo di possederne alcuni datati da qualche secolo, sera adoperato per farli riparare, farne trasporre i ricami su tessuto nuovo perch durassero nel tempo, tanterano preziosi. Avesse immaginato che ora sono relegati negli armadi, forse per sempre! Ricordo che una vigilia dellAssunta (allora nelle vigilie si usavano i paramenti viola) io e quello che poi divenne don Mario Casiraghi avevamo predisposto, fin dalla sera precedente, la pianeta viola che si usava nelle domeniche. Marchin, il sacrestano, aveva sentenziato: "Voi due andate incontro a dei dispiaceri!", "No" rispondemmo, "In fin dei conti la vigilia del festone del paese!". Tant; ci lasci fare. Del resto, a distinguere quella pianeta festiva da quella feriale appariva soltanto uno spaccato damascato in oro. Pensavamo che il parroco non se ne sarebbe neanche accorto. La mattina, eravamo presenti. La santa messa, come ogni anno, sarebbe stata celebrata allaltare dellAssunta. Don Francesco indoss il camice, il cingolo, si mise lamitto, si fece assicurare il manipolo al braccio sinistro, incroci la stola sopra il petto... e tutto sembrava andar liscio.
Come scorse la pianeta da indossare si sorprese, sbott, inve contro il sacrestano: "Che pianeta hai preparato? Questa quella della festa. Tira fuori laltra, per piacere!". Marchin si scherm: "Sono stati i miei aiutanti a preparare, ieri sera. Io li ho avvertiti che non andava bene cos. Loro han detto che in fin dei conti...". E lui, rivolto a noi con accento di rimprovero: "I paramenti vanno utilizzati con parsimonia. Altrimenti si rovinano presto. Li date voi dopo i soldi per le riparazioni? Lo sapete quanto costa ripararli?". E cambi pianeta.
Nelle solennit, lo aiutavamo a trasportare in sagrestia gli apparati per i revestii, ossia per il celebrante e per gli altri ministranti. Accettava il nostro aiuto, ma doveva essere presente lui a garantire la scelta pi rispondente alla celebrazione. Per la cronaca, la parrocchia dovrebbe possedere ancor oggi quattro apparati completi di color bianco, tre apparati di color rosso, un apparato di color viola e due apparati di color nero, oltre ad alcune pianete isolate per tutti e cinque i colori liturgici allora in uso. Si potr obiettare che fossero troppi. Bisogna per ricordare che, allora, le messe celebrate solennemente con celebrante, diacono, suddiacono, assistente ed altri avvenivano con una certa frequenza. E quindi non mancavano le occasioni per variare le scelte. E don Francesco, sulle orme di don Figini, amava decisamente le variazioni. Certamente a lustro delle cerimonie liturgiche. Come non mancava mai di invitare per le solennit sempre sacerdoti forestieri o benemeriti. Tanto che la sua collaboratrice domestica andava sentenziando: "Ai bi fst, o che gh vn o che gh lalter. L l ul stpabcc". Intendeva sottolineare che, nella sua modestia, don Francesco preferiva farsi da parte, anzich esporsi in prima persona. E lei non condivideva. Le campane. Quantebbe a soffrire don Francesco quando le due campane maggiori furono requisite per eventi bellici, durante la Seconda Guerra Mondiale! Esigette una ricevuta per poterle reperire, nel caso non venissero fuse. E la sorte lo favor. A guerra ultimata se le and a recuperare, sborsando anche soldi a borsa nera.
Era amico del senatore Falck. E attraverso questamicizia, ha procurato il posto di lavoro a diversi nostri compaesani.. Attento comera alle condizioni sociali della nostra gente intervenuto pi volte a sanare situazioni di povert e di precariet. Dietro unapparente indifferenza nascondeva una grande sensibilit verso la miseria umana. Ricordo che di fronte ad un suicidio dovette prendere una risoluzione nientaffatto facile. Allora vigeva una norma perentoria: "Negatur ecclesiastica sepultura...". Egli decise cos: "Sar trasgressivo, ma io preferisco affidare questanima alla Misericordia divina.". Ad indicare il funerale fece rintoccare una sola campana. Le esequie si svolsero quindi quasi in segreto. A seguire il feretro cerano solo una quindicina di persone; un corteo muto. Al cimitero, don Francesco, benedicendo per lultima volta la salma si commosse visibilmente. E poi sallontan in tutta fretta, forse per non farsi sorprendere in lacrime.
Amava molto i bambini. Nellultimo anno della sua azione pastorale, sebbene gravemente ammalato, volle distribuire lui la prima comunione. Era la leva del 1963. Sotto i paramenti, apparivano malcelati i risvolti di un pigiama. Commuoveva. Dal 1940 ebbe come coadiutore don Giuseppe Sironi. Una collaborazione che dur ben ventidue anni. Ci fu un tempo in cui, su segnalazione di un parroco cugino di don Giuseppe, il Cardinal Schuster invit appunto don Giuseppe a diventare parroco di una parrocchia della bassa milanese: Buffalora Ticino. Don Francesco conosceva quella zona e sconsigli decisamente il coadiutore a compiere quella scelta. Di fronte alle insistenze, don Francesco si rec personalmente a colloquio con il Cardinale. Non era sua abitudine, ma sbott: "Sono venuto a chiedere che cosa ha fatto di male il mio coadiutore per venir costretto ad assumere la parrocchia in un ambiente malsano come quello che gli vien proposto!". "Calmatevi, don Francesco, calmatevi. Nessuno vuol costringere don Giuseppe a ubbidire... Vista la vostra contrariet, vediamo di soprassedere...". E don Giuseppe rest a Osnago per almeno un altro settennio.
Amava la musica ed apprezzava grandemente le impeccabili esecuzioni corali. Allorch saccorse che il vecchio organista Viscardi (cieco, di Cernusco, che per anni aveva provveduto sia ad accompagnare allorgano le sacre funzioni, sia a partecipare alle preparazioni dei canti per le varie festivit), stava ormai perdendo la possibilit di continuare le sue prestazioni, si premur di preparargli un sostituto. Indirizz alla musica un giovane delloratorio: Giovanni Maggioni che, in seguito, assicur alla parrocchia un servizio continuativo per quasi mezzo secolo. E i risultati di tali interventi sono apprezzabili ancor oggi. Le visite ai malati, soprattutto a quelli teminali, che don Francesco praticava molto di frequente lo consigliarono ad applicare alla sua bici un piccolo motorino. Diceva: "Divento vecchio anchio e certe strade con salite ripide incominciano a pesarmi". A dir il vero, usava molto poco quel motorino. Ma ai malati non lesin mai il suo conforto. Questo lo faceva apprezzare assai dalla popolazione. Tanto che don Piero Cecchi allorch ristruttur la curt dei Maregnott, trasformandola in casa di accoglienza, ebbe a dire: "Intendo intitolarla a don Francesco perch mi sono accorto, visitando le famiglie, che non manca in nessuna casa una sua fotografia". E cos avvenne.
Linteresse di questo parroco per linfanzia fu proverbiale. Lasilo infantile, allora era Ente Morale della Provincia di Como. Era ledificio di Via Gorizia. Lasilo vi funzionava fin dalla fondazione. Don Francesco per covava il desiderio di edificare un asilo parrocchiale, pi funzionale. Cerc un terreno adatto. Lo chiese in un primo tempo ai Galimberti. Avrebbe voluto che sorgesse dove in seguito si stabil la ditta Morell. Non ottenne quel terreno.
Gli venne in aiuto il Conte Franco, che gli cedette lappezzamento su cui nel 1953 fu edificato lattuale complesso. Fu parecchio osteggiata la scelta di don Francesco. Voci di dissenso sulla ubicazione dellasilo furono forti e insistenti. Il parroco prosegu nel proprio intento e il tempo gli accredit buona ragione. Lasilo attuale, sia pure con gli inevitabili aggiornamenti, vitale e funzionale. Purtroppo non gli fu altrettanto favorevole la possibilit di condurre a buon fine la costruzione di una nuova chiesa.
Quel progetto, recepito dal suo predecessore, rimase appeso a lungo in fondo alla nostra chiesa parrocchiale. Per quellobiettivo erano gi stati raccolti dei fondi, preparato il terreno, interessati gli operatori; la guerra scoppiata nel 1940 vanific ogni spe- ranza. Linflazione altissima prosciug ogni deposito. Il buon don Francesco, a malincuore, si arrese. Utilizz i fondi esigui per lacquisto di quegli artistici candelabri in bronzo che ornano normalmente il nostro altare maggiore. E sono essi, unitamente alla croce con il piedistallo raffigurante dei militi a ricordarci questo parroco che, amato e stimato da tutti, si allontan da noi in punta di piedi per raggiungere quel premio eterno che lOnnipotente non avr certo mancato di accreditargli per sempre. Sua comunque stata lidea di dotare la nostra chiesa di un primo impianto di riscaldamento. E stato in quelloccasione che vennero alla luce alcune sorprese. Sotto laltare maggiore, dopo labbattimento di un muro per linstallazione delle caldaie, apparve un luogo di sepoltura dei vecchi parroci o di qualche fabbriciere privilegiato. Un fatto decisamente strabiliante, senza dubbio.
Non meno di quanto sia avvenuto di recente per il rifacimento della pavimentazione della chiesa. Veramente, una ripavimentazione dellaltare maggiore e degli altari laterali era gi avvenuta attorno al 1970-71 quando don Francesco provvide alla sistemazione dellaltare secondo i dettami del Concilio Vaticano II. Fu preservato da interventi del genere il solo altare della Vergine Assunta. In effetti, pavimento e fregi presso questo altare risultano tuttora di particolare effetto, intatti e ben conservati. Pu essere utile segnalare, infine, che don Francesco, durante la sua attivit pastorale ebbe ad accogliere ben quattro volte il Cardinal Schuster in visita alla parrochia. Ricevette quella del Cardinal Montini (Paolo VI) nel 1956 e quella del Cardinal Colombo nel 1968. Vide inoltre lo svolgersi delle Missioni parrocchiali negli anni 1946 - 1956 e 1966. E accompagn allaltare per la loro prima messa ben tredici novelli sacerdoti.
Prima di concludere, vorrei ricordare un aneddoto. Nel 1958, durante il Conclave per lelezione del nuovo Papa, dopo la morte di Pio XII, si stava pronosticando su chi potesse succedergli. Si faceva il nome di questo o di quel Cardinale... don Francesco interloqu: "Non detto che debba essere per forza un Cardinale. Chiunque pu essere eletto papa. Anche un prete qualunque!". "Allora", comment qualcuno, "Potrebbe essere anche lei, don Francesco?". "S, s, certamente; se lo Spirito Santo si ubriaca, sicuramente". E lasci tutti a bocca aperta.

- scritto nell'anno 2006 -

Autore del testo

Alfredo Ripamonti
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