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Lunedì 19 Agosto 2019
Parrocchia S.Stefano
di Osnago
...una comunità in cammino!
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Don Marco Ferrari

(era stato eminente Rettore del Seminario di Saronno)

Con don Marco, giunto fra noi nel 1972 è iniziata l’epoca dei parroci a termine. Prima ancora del suo ingresso ufficiale, permanendo in parrocchia per gli opportuni contatti con il parroco rinunciatario, don Marco influenzò positivamente i parrocchiani soprattutto per il suo modo di predicare. Nel proporre le riflessioni durante l’omelia praticava argomenti propositivi che inducevano ad approfondire i problemi, a ricercarne le soluzioni in modo esaustivo e convincente.
L’uditorio veniva così accattivato, coinvolto positivamente, spronato e accompagnato a far luce sui dubbi, sulle questioni inerenti l’attualità, la formazione personale, la partecipazione non solo alla vita parrocchiale, ma anche a quella sociale, nazionale, universale. Per la verità il discorso non era nuovo per noi. Differiva però nel modo in cui il novello parroco lo andava riproponendo al suo gregge. E noi, prendendo seriamente in considerazione il suo programma di attività pastorale, abbiamo messo le basi per un rinnovato cammino alla luce del Vangelo. I festeggiamenti per l’ingresso di don Marco misero ben in evidenza la nostra simpatia verso di lui e l’entusiasmo per la sua disponibilità sacerdotale a mettersi al servizio della nostra comunità. Eravamo comunque ben coscienti anche delle inevitabili difficoltà che avremmo incontrato nel cammino. Ci confortava però la speranza che i lunghi anni da trascorrere col nuovo pastore avrebbero maturati evidenti frutti duraturi e consolidati. Pensavamo che gli oltre cinquant’anni trascorsi con don Francesco venissero assicurati anche alla lunga vita che don Ferrari avrebbe potuto trascorrere a Osnago. In realtà non fu così.
Gli anni che don Marco dedicò alla parrocchia di Santo Stefano furono solo nove. Furono anni densi di attività in diversi settori della realtà quotidiana. In primo piano c’era la realizzazione del nuovo oratorio. Sul fascicolo per l’ingresso del nuovo parroco, tra gli scritti di eminenti prelati che ci hanno presentato don Marco, c’è una breve lettera che don Francesco indirizza a don Marco. In essa egli fa esplicitamente menzione al problema del nuovo oratorio. Ne affida l’attuazione al novello pastore pur rammaricandosi di potergli mettere a disposizione una cifra piuttosto esigua: 25 milioni raccolti di casa in casa. Preventivando i costi: poca cosa! Però c’era dell’altro che poteva tornare di buon auspicio per la realizzazione di un’opera di primaria importanza: tanto terreno preventivamente procurato da don Giuseppe Sironi. E don Marco si mise all’opera. Con impegno, con tenacia, anche con qualche apprensione... Tuttavia si formò un comitato, fu ideato un progetto e, nel giro di qualche annetto, l’oratorio nuovo divenne realtà. Bello. Imponente. Moderno ed invitante; la nostra gioventù se lo trovò in breve a completa disposizione. E attualmente ne vediamo la proficua prestazione. Ora si chiama Centro Parrocchiale.
Non è più quel modesto ambiente ricordato dal nostro concittadino novantenne Padre Ludovico Morell che, di recente, lo tratteggiò tuttavia come luogo in cui i ragazzi eran vissuti in gioiose e pur formative attività cristianamente motivate. Era, allora, quel mitico oratorio del 1911, un’entità decisamente embrionale rispetto a questo esuberante complesso moderno. Merito senz’altro dell’avvedutezza di don Marco e anche della generosità di tutta la nostra gente. E bisognò affrontare qualche altro problema. La chiesa era stata ormai adattata alle esigenze conciliari. La situazione liturgica non appariva negativa, ma mostrava evidenti necessità di qualche cura rivitalizzante e di opportune puntualizzazioni. Don Marco iniziò ad introdurre qualche nuovo canto corale. Puntò decisamente sui più classici e su quelli che potevano meglio sottolineare le celebrazioni eucaristiche (fino allora improntate su canti in lingua latina). Ne introdusse anche alcuni che potessero tornare utili in assemblee d’altro genere. Quando poi fu affiancato da don Silvano Provasi, questo quadro fu ben assestato anche con proposte che per la verità predominano ancor oggi nelle nostre celebrazioni. Don Marco, componente di una famiglia con numerosi figli, aveva una sorella segretaria nazionale dell’associazione genitori (AGE).
Naturalmente ne condivideva intendimenti, proposte e attività concrete. Attività che miravano a sensibilizzare e organizzare i genitori degli alunni ad una partecipazione attiva, vigile e costruttiva all’interno delle scuole di ogni ordine e grado. L’Age, naturalmente di ispirazione cattolica, si proponeva (e lo fa ancor oggi) di introdurre nei nuovi organi di democrazia scolastica, (in virtù dei decreti delegati del 1974) personalità capaci di qualificati interventi operativi. Tali cioè da garantire sane interpretazioni dei programmi e delle varie attività didattiche ed educative. E don Marco, non solo perchè aveva una sorella che operava in quest’ambito, ma soprattutto per sue prerogative personali caldeggiava la formazione dell’associazione genitori anche nella nostra comunità. E s’impegnò per costituirla.
C’erano però allora posizioni ideologiche spesso contrastanti, pregiudizievoli talvolta nei rapporti tra convinzioni differenti; poco propense ad un confronto sereno e costruttivo. Contrapposizioni che, inizialmente, condizionarono l’impegno di taluni operatori, perfino in antagonismi inconcepibili. Non certo confacenti a vera responsabilità obiettiva. Don Marco peraltro s’impegnò in prima persona, in qualità di docen- te, nel Consiglio d’Istituto nella nostra scuola media che, allora, aveva sede qui in Osnago e comprendeva anche le sedi distaccate di Cernusco e di Verderio. Quindi sperimentò con me le non indifferenti difficoltà di quella iniziale esperienza. Ero stato infatti eletto a presiedere quel primo Consiglio d’Istituto e quella mansione non è stata certamente priva di sorprese e di difficoltà. Furono inizialmente un gruppo di docenti a creare disagi. Per pregiudizi, soprattutto. E, per pregiudizi, neppure le Amministrazioni Comunali interessate favorirono l’espletamento delle competenze di quell’organo collegiale.
E don Marco, toccò quindi con mano quei contrattempi che, per fortuna, si risolsero presto. Cioè quando ci si convinse che l’ideale non era la contrapposizione ideologica ma un’autentica ed obiettiva responsabilità collaborativa. A ricordarci il passaggio di don Marco, all’interno della parrocchia, resta lo stendardo solenne che viene portato tuttora in processione nelle grandi occasioni liturgiche. Non era in condizioni ottimali. Grazie all’iniziativa del parroco Ferrari, appare ora rinnovato e splendente. Ebbe a cuore, don Marco, anche la consuetudine che i quarantenni accompagnassero la statua dell’Assunta nel giorno della Sua festa. Ricordo che quando questo privilegio toccò alla mia leva, don Marco ci accolse nel suo giardino e, registro alla mano, ricordò a ciascuno di noi la data effettiva del nostro battesimo. Qualche tempo prima che si concludesse tra noi il suo mandato pastorale, gli tolsero don Silvano. Ne soffrì visibilmente il nostro parroco.
Con lui aveva intessuto rapporti di autentica collaborazione. Ci basti ricordare i diversi campeggi estivi organizzati sulle zone alpestri e il funzionamento ideale dei rapporti con gli adolescenti all’interno del Centro Parrocchiale. E, proprio nel Centro Parrocchiale vide nascere quel germoglio che diede vita alla Fiera di San Giuseppe artigiano. Ne benedisse entusiasta i primi passi nell’aprile del 1980. Non esitò, il parroco, a mettere a disposizione della Fiera quanto potè, all’interno del complesso oratoriano. Ne seguì commosso e soddisfatto le prime manifestazioni e ne auspicò lo sviluppo e la proficua durata nel tempo.
Mentre era ancora tra noi gli venne a mancare il padre. Lo affidò volentieri alle cure della nostra comunità. Le sue spoglie riposano attualmente all’interno del nostro cimitero. Alle cerimonie tipiche del tempo dei morti, don Marco torna a celebrare la messa sull’altare del nostro camposanto. Partecipano con lui anche alcuni componenti della sua famiglia. E si rende allora evidente la convinzione che don Marco Ferrari (nel frattempo divenuto Vescovo) occupa ancora qualche angolino nel cuore di noi osnaghesi.
La piazza! Se adesso la nostra chiesa possiede una piazza, sia pur laterale, è dovuto alla generosità di don Marco che in tal senso aveva stipulato un accordo con l’Amministrazione del suo tempo. Era allora sindaco Angelo Bonanomi che aveva con il parroco grande familiarità e comunione d’intenti. Com’è del resto auspicabile che così si realizzi ancor oggi in ogni occasione della vita civile e religiosa.

- scritto nell'anno 2006 -

Autore del testo

Alfredo Ripamonti
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